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PARTECIPARE: UN DOVERE CIVICO

 

 

 

di

Gino Zavanelli

 

 

Il 25 settembre prossimo, gli italiani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento nazionale: duecento Senatori e quattrocento Deputati, che poi eleggeranno il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Con quale spirito si preparano a questo importante evento? E’ troppo facile indovinarlo. E’ noto. E’ uno stanco ritornello. Perché andare a votare? Tanto non serve! Sempre i soliti! Non cambierà mai niente!

E’ questo ormai il diffuso sentimento degli italiani in vista di ogni scadenza elettorale.

Da molti anni a questa parte a ogni tornata elettorale l’affluenza alle urne cala. Succede a tutti i livelli: politiche, europee, regionali, comunali. I sondaggi più recenti prevedono un astensionismo vicino al 40 per cento. E questo accade non solo in Italia, ma in molti altri Paesi europei.

Non esiste un unico motivo per cui sempre meno elettori vanno a votare. Ma tra i vari fattori esplicativi uno sembra prevalere sugli altri: la crisi dei partiti. Al tempo della Prima Repubblica i partiti svolgevano una funzione essenziale di socializzazione, d’informazione e di mobilitazione. Non è un caso che l’astensionismo sia cominciato a crescere sensibilmente dall’inizio della Seconda Repubblica, dopo il tracollo dei partiti che erano stati i protagonisti della Prima. Il crollo della fiducia nei partiti ha portato con sé il crollo della partecipazione.

La crisi dei partiti spiega molto ma non spiega tutto. Anche la demografia ha il suo peso. Le persone più anziane e socializzate in tempi in cui partecipare era un’abitudine radicata o addirittura un dovere escono di scena e i giovani che entrano nel mercato elettorale sono meno interessati alla politica e tendono ad astenersi.

Cosa si può fare per invertire o quanto meno arrestare la tendenza negativa, questa deriva pericolosa? Proprio così, pericolosa!

Il libro bianco commissionato dal Ministro per i rapporti con il Parlamento «Per la partecipazione dei cittadini. Come ridurre l’astensionismo e agevolare il voto»  sostiene che “è in gioco l’attuazione di alcuni fondamentali principi costituzionali e, in qualche modo, la stessa legittimità sostanziale delle nostre istituzioni che si fondano sulla partecipazione dei cittadini”.

Continua il libro bianco: “la partecipazione è non soltanto un valore democratico da sostenere e affermare, ma anche lo strumento concreto del funzionamento reale della democrazia, le cui istituzioni sono sostenute e rispettate da cittadini che credono e possono riconoscersi in esse. E ci credono tanto più quanto più hanno contribuito a forgiarle, direttamente o indirettamente”.

Lo stesso libro suggerisce una serie di misure di natura amministrativa. Ma il problema è difficilmente risolvibile solo con provvedimenti amministrativi.

Se i partiti non recupereranno credibilità e capacità organizzativa e se non si affronterà seriamente il tema della educazione alla democrazia, la disaffezione nei confronti della politica è destinata a continuare e con essa l’astensionismo.

Non è questo lo spazio per analizzare i motivi dell’astensionismo, né per proporre alcune misure di contrasto a questo negativo fenomeno, ma può essere utile per lanciare un appello:

 

 

Il venticinque settembre prossimo: VOTATE! VOTATE! VOTATE!

Teramo, 1 settembre 2022

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